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Il Growth Hacking, definizione coniata da Sean Ellis nel 2010, è una disciplina che permette di studiare e analizzare un brand, una startup, il lancio di un prodotto o servizio con il minor budget possibile e applicando processi che permettono all’azienda di generare valore nel tempo.

Avviare un processo automatizzato (Growth Machine) che sia scalabile, prevedibile, ripetibile e misurabile nel tempo. Infatti, per avviare questo processo è necessario strutturare un business model all’interno dell’azienda e studiare i vari aspetti del funnel. 

Lo studio di ogni azione è un esperimento, volto a far crescere l’azienda nel modo più rapido possibile.

Come afferma Sean Ellis nel suo Libro “Hacking Growth“, la community di Growth Hacker è composta da imprenditori, marketer, sviluppatori di software e siti web, data analyst, social media manager, product manager, sales e tanti altri. Quindi non solo per il mondo delle start-up tech anche per il mondo della tecnologia, business-to-business, retail, servizi professionali, politica e il mondo dell’intrattenimento.

Il Processo di Growth Hacking

Dopo che il Team di Growth Hacking è al completo è fondamentale identificare chi deve fare cosa, in modo da alimentare il processo, la Growth Machine, in modo continuativo su 4 fronti:

  1. Analisi dei dati e degli insight
  2. Mettere in atto l’idea
  3. Sperimentare
  4. Testare

Il team si deve coordinare nella fase di test dell’idea e verificarne i risultati, dopo di che fare in modo che ci sia una velocità di crescita dell’idea. Infatti, è fondamentale che si verifichino meeting settimanali per tracciare e focalizzarsi sugli obiettivi e assegnare task ad ogni componente del team.


Social Media Specialist, guido le piccole e medie imprese a sviluppare una presenza e distribuzione online attraverso i social media, grazie allo studio della strategia attraverso il metodo Growth Hacking.