Social Media Marketing

Il nuovo algoritmo di Youtube

Da Qualche tempo la comunità di creators su YouTube è in allarme a causa delle ultime modifiche decise dalla piattaforma. Queste modifiche, a cui il mondo del web ha dato nome Adpocalypse, se attuate così come sono state annunciate, porteranno gravi conseguenze e penalizzeranno alcuni canali. Ma facciamo un passo alla volta e vediamo da dove si è originata tutta questa discussione.

Nelle scorse settimane diverse testate giornalistiche inglesi e americane hanno accusato YouTube di ospitare contenuti controversi e che proprio su questi contenuti i relativi creators guadagnassero soldi tramite le monetizzazioni dei video. L’esempio più eclatante è stato il video di un ragazzo inglese che, dopo l’attacco terroristico avvenuto a Londra lo scorso marzo, ha deciso di provare l’inefficacia dei giubbotti antiproiettile in dotazione alla polizia inglese di fronte ad un attacco con un coltello.

L’argomento poteva essere interessante presentato in modo diverso e soprattutto in un contesto differente. Trattandosi invece di un video su YouTube è stato immediatamente portato fuori contesto e presentato dalle testate giornalistiche come un’incitamento ad uccidere i poliziotti. Inoltre gli articoli hanno sottolineato come il creator in questione guadagnasse soldi dal video grazie agli spot che compaiono in apertura. Nello specifico, si trattava di un ad di Netflix e perciò il passo verso “Netflix sponsorizza indirettamente il terrorismo” è stato molto breve.

La realtà però è molto diversa, chi conosce come funziona la pubblicità su una piattaforma come YouTube sa benissimo che gli sponsor non decidono dove inserire i propri ad, ma che questi compaiono secondo i profili di chi sta guardando: il sistema di Google rileva infatti le preferenze dell’utente tramite le ricerche compiute e i video guardati e propone spot con prodotti e tematiche pertinenti. Per le grandi testate però questo è superfluo e, cercando click e visualizzazioni facili, hanno preferito sollevare un polverone che è andato a colpire dritto al cuore del meccanismo che tiene in vita YouTube: la sponsorizzazione.

Quanto successo, unito alle accuse di antisemitismo che hanno colpito lo youtuber dei record PewDiePie e hanno spinto due dei principali suoi partner, ossia Disney e Google, a rescindere i loro contratti con la webstar, hanno spinto molti dei grandi inserzionisti a sospendere i loro spot dalla piattaforma minacciando di andarsene definitivamente a meno che non venga messo in campo un maggior controllo sui contenuti da parte di YouTube. Tra questi brand ci sono McDonalds, Starbucks, Nestlé, Toyota, Audi, Honda, Hyundai, Kia, Walmart, BBC e L’Oréal.

Per far fronte a questa fuga d’investitori YouTube ha messo mano al suo algoritmo creando di fatto due grandi gruppi, i contenuti friendly e i contenuti controversi. Il nuovo algoritmo analizza in maniera automatica i video che vengono caricati e, sulla base di vari fattori, fa rientrare o meno il video nella modalità con restrizioni, ovvero la categoria che racchiude i contenuti che possono essere monetizzati. Al momento, i video che non rientrano nella modalità con restrizione perdono dal 60% al 70% degli introiti provenienti dalla pubblicità.

Secondo il nuovo algoritmo di YouTube, le tematiche controverse, comprendono:

Droghe e alcol, ovvero video in cui si parla di alcol e sostanze stupefacenti, o se ne fa uso davanti alla videocamera;

Sesso, oltre ad argomenti evidentemente orientati a un pubblico adulto, anche filmati e conversazioni inerenti all’educazione sessuale potrebbero essere escluse, soprattutto se troppo dettagliate;

Violenza: video che descrivono o mostrano scene e/o azioni violente, tragedie umane e naturali. Il filtro potrebbe essere applicato anche se i contenuti provengono da canali informativi;

Temi per adulti: argomenti legati a terrorismo, guerra, crimini, conflitti politici, morti e feriti, anche se i video relativi sono privi di immagini esplicite;

Linguaggio osceno: il linguaggio inappropriato, quale l’abuso di turpiloquio.

Al momento però questo sistema si sta dimostrando tutt’altro che infallibile, anzi. L’algoritmo infatti fa una sorta di media ponderata fra le parole contenute nel titolo, nella descrizione, nei tag, nella thumbnail, nella traccia audio e nel video stesso. Quello che però l’algoritmo non è in grado di fare è analizzare il contesto in cui i termini sono inseriti. Così anche video informativi ed esplicativi, che toccano questi argomenti ritenuti controversi in maniera intelligente e utile, sono penalizzati.

Questa corsa ai ripari da parte di YouTube, per quanto non ancora completamente implementata, ha già creato diversi problemi ai creators, persino a PewDiePie stesso, nella forma di una grave diminuzione dei guadagni. Meno guadagni per i canali più piccoli significa non potersi più dedicare appieno all’attività su YouTube, in quanto gli introiti non coprono più il tempo (spesso i creators sono assorbiti a tempo pieno nella realizzazione di contenuti) e le energie spesi nella produzione di video.

Questo fa ancora più arrabbiare se i canali che vengono penalizzati sono quelli che si occupano di fare informazione, toccando volutamente questi temi controversi in modo intelligente e con intento divulgativo. Ne sono un esempio il popolare canale di news Philip DeFranco e il canale di news tutto italiano Breaking Italy, curato con grande impegno dallo youtuber Shy.

Al momento l’operazione portata avanti da YouTube è vista come una vera e propria censura proprio perché non tiene conto del contesto in cui un tema viene affrontato. Un esempio viene dal canale di International Business Times Italia che tempo fa ha pubblicato un video su una parata militare nord coreana, spiegando chi sono i protagonisti e quali armi sono state mostrate. Nonostante il video non contenga scene di guerra o di violenza ma fornisca invece informazioni per comprendere la politica internazionale contemporanea, è stato inizialmente demonetizzato perché non era advertiser-friendly. Secondo le linee guida di YouTube infatti non era adeguato perché riguardava “guerre, conflitti politici, disastri naturali e tragedie, anche se non vengono mostrate immagini”.

Cosa significherà per YouTube? Se non ci saranno modifiche significative nell’intelligenza dell’algoritmo, questa situazione potrebbe portare alla chiusura di numerosi canali e/o al trasloco di molti creators su altre piattaforme. PewDiePie, ad esempio, si sta già guardando attorno e molti dei suoi contenuti hanno già trovato spazio sul diretto concorrente di YouTube, Twitch. I creators minori hanno già avvertito il proprio pubblico che se le cose non migliorano potrebbero essere costretti a chiudere il canale. Altri invece si sono rivolti verso Patreon, la piattaforma dove possono chiedere donazioni al proprio pubblico con una sottoscrizione mensile alla quale corrispondono diversi vantaggi.

Durante lo scorso Newfront, l’evento annuale di YouTube, la CEO Susan Wojcicki, si è scusata con gli inserzionisti per i posizionamenti delle pubblicità: “le ultime settimane sono state impegnative per alcuni di voi e ci avete detto di fare meglio per quanto riguarda il posizionamento delle pubblicità […] lavoriamo sodo ogni giorno per garantirci la vostra fiducia”. Ha assicurato che l’algoritmo è ancora in una fase di apprendimento e che presto saprà riconoscere più efficacemente cosa sia advertising friendly e cosa non lo sia. Infine, a conclusione del suo intervento ha sottolineato: “YouTube non è la TV e non lo sarà mai. La piattaforma che voi [inserzionisti] avete aiutato a creare è qualcosa di più grande. Gli utenti arrivano per vedere com’è davvero il mondo, pieno di persone come loro”. Un minuscolo barlume di speranza per gli utenti affezionati, che sperano di non veder cancellato il proprio canale preferito.

Articolo di Rachele Ravanini di STAMPAPRINT.


Rachele Ravanini è Content Producer e Graphic Designer di http://www.stampaprint.net/it/ Stampaprint S.r.l., azienda leader in Italia nel settore della stampa online. Ha studiato Economia dell'Arte e Storia dell'Arte orientale, ha collaborato con La Biennale di Venezia e diverse gallerie d'arte. Come grafica e designer freelance ha avuto collaborazioni con importanti aziende e associazioni. È una grande lettrice e nutre una grande passione, il cinema e la fotografia.

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